top of page

Prepariamoci al voto

  • Marco Calabretta
  • 11 giu
  • Tempo di lettura: 2 min


Compagne e compagni, amiche e amici,


viviamo un tempo difficile. Un tempo segnato da guerre che insanguinano intere regioni del mondo, da crescenti disuguaglianze economiche, da una crisi climatica che colpisce soprattutto i più deboli e da una preoccupante avanzata delle destre nazionaliste e sovraniste in molte democrazie.


Anche in Italia assistiamo a fenomeni che non possono lasciarci indifferenti. Vediamo emergere linguaggi politici che alimentano divisioni, paure e contrapposizioni tra cittadini. Assistiamo alla diffusione di messaggi che mettono in discussione principi fondamentali di uguaglianza, solidarietà e inclusione che sono alla base della nostra Costituzione repubblicana.


La presenza sulla scena politica di figure come Roberto Vannacci, e il consenso che alcune loro posizioni ricevono, ci impongono una riflessione seria. Non si tratta di demonizzare gli avversari politici, ma di contrastare con fermezza ogni cultura che discrimini, escluda o alimenti nostalgie incompatibili con i valori democratici e antifascisti della Repubblica.


L'antifascismo non appartiene al passato. È un principio vivo. È la difesa della libertà, del pluralismo, dei diritti civili e sociali. Ogni volta che vediamo manifestarsi atteggiamenti autoritari, intolleranti o nostalgici verso esperienze storiche che hanno negato la libertà e perseguitato milioni di persone, abbiamo il dovere morale e politico di reagire.


Da socialisti, sappiamo che la democrazia non può esistere senza giustizia sociale. Non basta parlare di crescita economica quando milioni di lavoratori vedono diminuire il proprio potere d'acquisto. Non basta celebrare i successi macroeconomici quando tanti giovani sono costretti a emigrare, quando il lavoro precario diventa una condizione permanente e quando pensionati e famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese.


Per questo oggi serve una nuova alleanza delle forze progressiste. Serve un centrosinistra unito, capace di mettere da parte divisioni e personalismi per costruire un progetto comune.


Un progetto fondato su alcuni obiettivi chiari:


* lavoro dignitoso e salari adeguati;

* una sanità pubblica forte e accessibile a tutti;

* una scuola pubblica che riduca le disuguaglianze;

* una politica industriale moderna e sostenibile;

* una fiscalità più equa;

* la difesa dei diritti civili e sociali;

* una transizione ecologica che non lasci indietro nessuno.


Di fronte alle sfide globali, non possiamo accettare la logica dello scontro permanente tra popoli e nazioni. Le guerre che vediamo oggi, dall'Europa orientale al Medio Oriente e in altre aree del mondo, dimostrano il fallimento della politica quando rinuncia al dialogo e alla diplomazia.


Noi crediamo nella pace, nella cooperazione internazionale e nel ruolo delle istituzioni democratiche sovranazionali. Crediamo che la sicurezza dei popoli non possa essere costruita sull'odio, sulla propaganda nazionalista o sulla ricerca di nuovi nemici.


Per questo guardiamo con preoccupazione alla crescita di movimenti dell'estrema destra internazionale che cercano di trasformare la paura in consenso politico. La storia europea ci insegna che quando la politica alimenta divisioni e individua capri espiatori, la democrazia si indebolisce.


La risposta non può essere la paura. La risposta deve essere la speranza.


La speranza di un Paese più giusto. La speranza di una politica che torni a occuparsi delle persone. La speranza di una sinistra e di un centrosinistra capaci di unire, ascoltare e governare.


Noi socialisti abbiamo il dovere di essere protagonisti di questa ricostruzione politica e morale. Non per nostalgia del passato, ma per costruire il futuro.



Un futuro in cui libertà e uguaglianza camminino insieme.

 
 
 

Post recenti

Mostra tutti
Socialismo e globalizzazione

Il principio socialista dei fondatori del socialismo italiano nasceva dentro un’Europa molto diversa da quella attuale: industriale, nazionale, fondata sul lavoro manifatturiero e sul conflitto dirett

 
 
 

Commenti


bottom of page