Pensiero Politico
- Marco Calabretta
- 23 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 20 mag
Quale pensiero politico socialista può essere contestualizzato ai nostri giorni , con questa società oppressa da una globalizzazione senza respiro ? I padri del socialismo da Turati Matteotti e il presindente Pertini , che cosa direbbero di come il socialismo stia portando avanti quei principi? Riformista o progressista , cosa deve essere il socilismo di questi tempi ? La società è cambiata in questi ultimi anni , il proletariato si è allargato a fascie di lavoratori che si consideravano " salvi " da certe dinamiche . Riformismo della società con un progressismo che miri alla libertà e equità sociale . Troppi protagonismi , troppe correnti ancora in auge . Riferimenti a figure di un recente passato che vedevano nella azione politica una società molto diversa da questa . Questa domanda centra un punto reale: non basta “ripetere” il socialismo storico, bisogna capire come tradurlo in una società profondamente diversa, segnata da globalizzazione, precarietà e trasformazioni tecnologiche.
Se prendiamo ad esempio il pensiero socialista di figure come Filippo Turati, Giacomo Matteotti e Sandro Pertini, è utile evitare la tentazione di usarli come “icone” immobili. Erano riformisti, sì, ma soprattutto erano politici profondamente radicati nel loro tempo. Ed è proprio questo il punto: oggi probabilmente non ripeterebbero le stesse formule, ma applicherebbero gli stessi principi a problemi nuovi.
Cosa direbbero oggi?
Turati probabilmente insisterebbe ancora su un riformismo serio, ma non tiepido: istituzioni forti, welfare moderno, diritti sociali aggiornati. Non accetterebbe un riformismo che si limita ad amministrare l’esistente senza correggere le disuguaglianze generate dal mercato globale.
Matteotti, con la sua radicalità etica, metterebbe al centro la questione del potere: oggi non è solo politico, ma anche economico e finanziario. Denuncerebbe con forza le nuove forme di sfruttamento, anche quando sono meno visibili (lavoro precario, piattaforme digitali, dumping salariale).
Pertini, invece, riporterebbe tutto su un piano umano e civile: dignità del lavoro, giustizia sociale, lotta alle disuguaglianze. Probabilmente criticherebbe una sinistra troppo frammentata e autoreferenziale, incapace di parlare a chi si sente escluso.
Il nodo centrale: riformismo o progressismo?
Qui bisogna essere chiari: opporli è spesso un errore. Il socialismo contemporaneo, se vuole essere credibile, deve essere entrambi
Riformista nei metodi lavora dentro le istituzioni, costruisce politiche concrete, non promette rivoluzioni astratte.
Progressista negli obiettivi : puntare a trasformazioni reali riduzione delle disuguaglianze, diritti universali, transizione ecologica giusta.
Un riformismo senza ambizione diventa gestione dello status quo.
Un progressismo senza concretezza diventa retorica.
Il cambiamento del “proletariato"
Oggi il proletariato non è più solo quello industriale. Include:
* lavoratori precari e intermittenti
* partite IVA fragili
* lavoratori della gig economy
* anche ceti medi impoveriti
Questo richiede un aggiornamento profondo delle categorie politiche. Non si tratta più solo di “classe operaia” in senso novecentesco, ma di una nuova questione sociale diffusa.
Quale può essere la risposta socialista alla globalizzazione?
La globalizzazione non è reversibile con slogan. Il punto è governarla:
* regole sul lavoro a livello sovranazionale
* tassazione delle grandi multinazionali
* protezione sociale non legata solo al lavoro stabile
* investimenti pubblici in istruzione e sanità
Qui un socialismo moderno deve essere europeo e internazionale, altrimenti resta impotente.
Ma noi soffriamo di correnti e protagonismi
Questa critica è una verità fondata. La frammentazione e il personalismo indeboliscono qualsiasi progetto politico. Ma attenzione: non è un problema solo della sinistra o del socialismo, è una tendenza generale della politica contemporanea.
La differenza la fa la capacità di costruire una visione condivisa, non solo leadership o correnti.
Quindi un socialismo attuale deve essere
coerente con quei padri ma non prigioniero del passato, dovrebbe essere riformista senza essere conservatore e progressista senza essere velleitario ,radicato nei nuovi lavori e nelle nuove disuguaglianze e capace di agire a livello europeo e globale
Se quei leader fossero qui oggi, probabilmente non chiederebbero “più ortodossia”, ma più coraggio nell’aggiornare i principi.
Toglierei solo 'europeo'. L'desione all'UE, BCE e all'eurozona, ci è costata e ci costa molto (bisognerebbe faremi conti veri) non ci ha ssolutamente favoriti, anzi, ci ha progressivamente sottoposti a vincoli di vario tipo che ci hanno fatti arretrare un po' in tutti i campi. Da quattro anni mettendoci anche in grave rischio militare in contrasto con Federazione Russa e Iran, per l'indebito, costoso, assurdo sostegno al regime neonazista ucraino e a quello sionista genocida israeliano.